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Ancora una volta Castelsaraceno diventa protagonista. Questa volta sulle frequenze di Radio1 durante il programma Mary Pop condotto da Maria Teresa Lamberti in collegamento con Umberto Broccoli. Quest’ultimo si è soffermato sulle origini del nome in cui è facilmente ritrovabile le radici saracene di una roccaforte che sorgeva arroccata sulle pendici dei monti. Broccoli ha poi posto l’accento su un rituale tipico di queste terre: La festa della ‘ndenna.

Cos’è il rituale della ‘ndenna?

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Un rito che è sopravvissuto nel tempo grazie al forte radicamento nella popolazione locale. La ricorrenza occupa le prime tre domeniche di Giugno di ogni anno ognuna delle quali 

consiste in tre momenti distinti, ognuno con il proprio rituale. Nella prima domenica si festeggia il taglio della ‘Ndenna.

Dopo la celebrazione della Santa Messa mattutina, ci si riunisce nella Piazza di S. Antonio e con vari mezzi meccanici ci si reca al bosco di Favino, sul Monte Alpi e si va alla ricerca del faggio più diritto e maestoso. Una volta individuato l’albero, tutta la gente si avvicina e si procede al taglio . Poi si scelgono altri faggi più piccoli, che vengono privati dei rami e trasportati sulla strada dai “paricchi” (coppia di buoi) e con i trattori. Sono le cosiddette proffiche, di altezza variabile dai 6 ai 10 metri, che serviranno per innalzare la ‘Ndenna.

Nel primo pomeriggio, inizia la discesa verso il paese. Dapprima sfilano le proffiche, che vengono depositate nella piazzetta. Per ultima è trasportata la ‘Ndenna, da due coppie di buoi, che fa il suo ingresso trionfale accompagnata dalla gente che intona canti e suoni tradizionali il momento della deposizione.

La seconda fase del rito è rappresentata dal taglio della Cunocchia cioè la chioma di un abete che viene tagliata la seconda domenica di Giugno. Anche questa volta ci si riunisce in Piazza di S. Antonio e ci si avvia verso il monte Armizzone, al suono delle fisarmoniche e delle zampogne.

Una volta individuato l’albero, ci si dispone in circolo ed ognuno assesta un colpo di scure al tronco fino a quando non cade a terra; si eliminano i rami più bassi e si taglia parte del fusto. Poi viene trasportato a forza di braccia, tra suoni e canti, in una radura, dove i più anziani, con aria solenne, legano insieme i rami a un lungo tronco sottile, facendolo rotolare e stringendo dei nodi ad ogni giro; alcuni giovani seguono con attenzione il procedimento, con l’intenzione di apprendere la tecnica giusta di annodare. Successivamente si scende verso il paese dove la Cunocchia viene presa dai giovani, che la trasportano a spalla per il paese. Si fanno continue soste e le pannodde fanno la loro parte. 

Sul far della sera, si arriva alla piazzetta e la Cunocchia viene depositata in un angolo.

Il matrimonio arboreo

La terza domenica di Giugno si procede all’unione della Cunocchia con la ‘Ndenna. Di buon mattino, quasi a simboleggiare l’intimità dell’unione, i due elementi vengono saldamente uniti con zanche e bulloni di ferro.

Nel pomeriggio dopo aver legato ai rami della chioma numerosi cartellini di legno, i tacchetti, ognuno abbinato ad una offerta si inizia il sollevamento con le apposite proffiche disposte a cavalletto e con la guida delle corde.

Di solito, il sollevamento avviene ad opera di decine di persone, le più esperte del paese, sostenute dagli incitamenti e dagli applausi della folla. L’operazione ha fine quando il fusto risulta perfettamente verticale e le proffiche sono tutte a terra, mentre la base del tronco viene interrata nell’apposita buca, che viene riempita di pietre e terriccio.

Al termine delle operazioni di innalzamento, ha inizio la scalata della ‘Ndenna. Il giovane che è in grado di raggiungere per primo la Cunocchia, prende tutti i premi. Si sale a mani nude e con scarpette da ginnastica.

La ‘Ndenna rimane ritta nella piazzetta per tutto il periodo estivo, diventando sempre più spoglia, in attesa dell’autunno, fino a quando non verrà abbattuta dal vincitore.

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